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Riporto la notizia inviatami da Marinella Colombo che denuncia gli abusi dello Jugendamt (l’agenzia che si occupa dei minori in Germania):

“A seguito della notizia dell’asilo politico concesso dagli USA ad una famiglia tedesca a cui volevano sottrarre i figli perché volevano educare i figli a casa i giornali tedeschi cercano giustificazioni e su Der Spiegel online (http://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/0,1518,674260,00.html)

Una lettrice ha inserito il seguente commento che vi traduco

Scritto da SINTIZA

Fuggita dallo Jugendamt!

Sono scappata dalla Germania all’età di 20 anni. Non per motivi religiosi. Sono stata strappata brutalmente a mia madre dallo Jugendamt di Hildesheim. Il suo delitto? Essere una zingara originaria dell’Europa dell’Est, anche lei strappata a sua volta da sua madre. Se una famiglia è presente nei registri dello Jugendamt, lo saranno anche i discendenti.

Realizzano tutto ciò “rubando” i bambini per metterli a soffrire negli istituti e presso genitori di professione. Io reclamavo il mio diritto ad avere la mia propria famiglia. Ho capito molto presto, già da ragazzina, che non avrei mai avuto questo diritto finché fossi rimasta in Germania.

Ho creato la mia famiglia qui negli USA ed ho 4 figli che nessuno ha mai voluto rubarmi.

http://forum.spiegel.de/showpost.php?p=4921775&postcount=584

Per maggiori informazioni http://www.jugendamt-wesel.com/CEED_it.htm

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Il Senatore De Eccher presenterà un’interrogazione in parlamento perché sia fatta luce sulla vicenda

Modena. La notizia della somministrazione di psicofarmaci a un bambino ci lascia sempre stupefatti e con l’amaro in bocca. Ma questo fatto è realmente sconvolgente: a una bambina disabile di soli sette anni è stato somministrato un antipsicotico. Una volta ricevuta questa notizia il Senatore Cristano De Eccher, che da anni si batte contro gli abusi di psicofarmaci ai bambini ed è stato il principale promotore di una legge approvata dalla Provincia Autonoma di Trento contro gli abusi di psicofarmaci sui bambini, ha deciso di presentare un’interrogazione al Senato per fare luce su questa vicenda.

La bambina era in custodia presso una casa famiglia locale dal gennaio del 2008. Su specifica richiesta dell’avv. Francesco Miraglia del foro di Modena, il 17 settembre 2008 i genitori sono stati informati che alla minore veniva somministrato lo psicofarmaco RISPERDAL. Da notare che questo psicofarmaco viene usato per le “psicosi schizofreniche acute e croniche e gli effetti collaterali più comuni sono atassia, ansia, insonnia, bassa pressione sanguigna, irrigidimento e dolore muscolare, perdita dei sensi e tremore. Inoltre secondo il sito http://www.cchrint.org/psychdrugdangers (tratto dal database dell’FDA) il RISPERDAL, negli ultimi 4 anni, ha causato tra il resto ben 308 decessi, 116 sindromi maligne neurolettiche, 94 episodi di aggressione violenta e 82 casi di disturbi psicotici in bambini dai 5 ai 9 anni.

In data 9 ottobre 2008, il dottore rispondeva alla comunicazione dell’avv. Miraglia, sostenendo che la somministrazione del farmaco era stata una decisione di un altro dottore di un istituto di Pisa; sosteneva, inoltre, che la citata somministrazione era stata concordata consensualmente con i genitori della piccola. Peccato che, nonostante la richiesta scritta dell’avv. Miraglia “di essere informati dei benefici, della necessità, degli effetti collaterali e quant’ altro con riguardo alla somministrazione dello psicofarmaco”, a tutt’oggi né il dottore della struttura di Pisa, né il dottore del Servizio di Neuropsichiatria Infantile di Mirandola hanno fornito tali informazioni.

In data 30 ottobre 2008, i genitori hanno visitato la piccola che risultava notevolmente dimagrita, presentava secrezione eccessiva alla bocca, sguardo assente e disorientato, tanto da far preoccupare notevolmente non solo i genitori ma anche la dott.ssa e la psicologa della piccola che mostravano urgenti e gravi preoccupazioni sullo stato di salute psicofisica della bambina. Ma alla richiesta di immediato intervento, i genitori si sentivano rispondere che nulla potevano fare, vista la collocazione in struttura della minore.

Fortunatamente la somministrazione è stata interrotta, ma la famiglia ha deciso di presentare un esposto al fine di tutelare la propria bambina chiedendo che venga riportata immediatamente in famiglia dove potrà ricevere l’amore e le cure che solo una famiglia può dare.

Attualmente si assiste a una generalizzata tendenza alla “medicalizzazione” dei comportamenti infantili. Molto spesso si ricorre a dei medicinali solo perché i bambini sono troppo chiassosi o irrequieti, non ci si ferma a parlare con loro cercando di risolvere i loro problemi con l’amore e la comprensione. Una mamma o un papà sono in grado di farlo spinti dal loro amore, ma a volte è facile ricorrere alla pillola soprattutto se non si viene informati esaurientemente o se gli effetti collaterali vengono minimizzati.

In questi anni sono sorte varie associazioni per contrastare questa tendenza come ad esempio la campagna Perché non accada (www.perchenonaccada.org) o la campagna Nessuno tocchi Pierino (www.nessunotocchipierino.it), ma purtroppo il fenomeno è nuovamente in aumento secondo i dati resi noti da Roberta Angelilli, Vicepresidente del Parlamento europeo, rappresentante del Forum europeo per i diritti dei minori e delegata del Sindaco di Roma per i diritti dei minori, nel corso della conferenza stampa “Psicofarmaci e minori: tra abuso e disinformazione” svoltasi recentemente a Roma.

Per continuare la campagna di sensibilizzazione il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani in collaborazione con il Consiglio Regionale della Toscana e il Club Brunelleschi ha partecipato all’organizzazione e promozione del convegno “BAMBINI ALL’INFERNO – Uso ed abuso di psicofarmaci sui minori“ che si terrà il 14 gennaio 2010 alle ore 14:30 presso la Sala Affreschi – Consiglio Regionale Via Cavour 4, Firenze.

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29

Modena. Proprio in questi giorni sarà presentata una citazione nei confronti del Comune di Modena e specificatamente nei confronti di un’assistente sociale referente di un caso già noto all’opinione pubblica: “Mi hanno rapito il figlio” madre denuncia un’assistente sociale del Comune (Gazzetta di Modena, maggio 2007).
Questa vicenda è stata ed è seguita dall’avv. Francesco Miraglia del Foro di Modena.
Come migliaia di casi, purtroppo, anche questo riguarda una decisione del servizio sociale avallata dal Tribunale dei Minori nel caso specifico di quello di Bologna, di allontanare un bambino dalla sua famiglia collocandolo per più di 2 anni presso una struttura gestita da una “cooperativa sociale di Forlì”.
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25

La famiglia e la scuola per secoli hanno avuto un ruolo essenziale, sia sociale che morale. Oggi questo diritto viene spesso negato. Un genitore di fronte a psicologi, psichiatri e assistenti sociali, può ritrovarsi accusato di colpe mai commesse, sulla base di opinioni soggettive proclamate o come parere “medico” o come parere “scientifico”.

I fenomeni di cui parliamo sono conosciuti come “falsi abusi e allontanamento coatto dei bambini dalla famiglia e loro collocamento in comunità alloggio, affido o adozioni”.

Le statistiche rivelano che circa il 20% delle sottrazioni coatte sono motivate da assenza coatta dei genitori (provvedimenti carcerari), morte di entrambi i genitori, maltrattamenti o abusi. Il rimanente 80% circa avvengono con la motivazione di “inidoneità genitoriale“. Questa motivazione ha aperto le porte a innumerevoli violazioni di legge e dei diritti.

Tramite valutazioni soggettive ed opinabili, psicologi e assistenti sociali spesso inducono il Tribunale dei minori a prendere provvedimenti drastici e drammatici, sottraendo i figli alla famiglia, collocandoli nelle comunità, mettendoli poi sotto indagine, analisi e quant’altro. La famiglia, nella maggioranza dei casi, è totalmente impotente di fronte a questo sistema che opera con l’ausilio, se i genitori si rifiutano, della forza pubblica.

Riteniamo che sottrarre i bambini ad una famiglia debba essere un evento straordinario, motivato solo da gravi e comprovate colpe.

Riteniamo inoltre che non si possa stabilire la responsabilità e l’inidoneità di un genitore attraverso valutazioni personali o test psicologici che non hanno alcuna validità scientifica.

Sulla base di centinaia di casi esaminati, osserviamo un attacco frontale operato contro l’autonomia e il ruolo fondamentale della famiglia che viene delegittimata da figure ascientifiche.

Per arginare questo fenomeno sono sorte in Italia molte associazioni con l’obiettivo di denunciare, difendere e tutelare i diritti fondamentali della famiglia e della genitorialità.

Nessuna famiglia è potenzialmente al riparo dall’errore “scientifico” dello psicologo, psichiatra e assistente sociale. Qualsiasi famiglia può essere coinvolta, come il caso di Basiglio insegna.

Le associazioni firmatarie del presente manifesto si pongono come difensori della famiglia, per evitare l’errore giudiziario che ha origine specialmente da opinabili perizie.

Sostenere questo movimento significa difendere e ripristinare l’integrità della famiglia, ma anche ricostruire il tessuto morale e sociale della società e far diminuire gli errori giudiziari.

COSA CHIEDIAMO

1.  che la sottrazione di bambini alla propria famiglia possa avvenire solo sulla base di fatti gravi ed accertati o solo dopo l’acquisizione di prove oggettive attendibili;

2.  che le perizie psicologiche-psichiatriche abbiano solo valore di opinioni e non siano considerate direttamente come “accertamento della verità”;

3.  che le famiglie abbiano il diritto della parità tra accusa e difesa e che eventuali relazioni negative di assistenti sociali o di altre entità possano essere contestate e che si proceda ad accertare i fatti prima che possa avvenire la sottrazione dei bambini alla famiglia.

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